Il desiderio dell’attesa

12804863_10208690116633247_4971133648363721658_n“La creatura mortale ha una particella di immortalità: la capacità di generare” (Platone, 427 a. C.).

…Qual è il confine tra solitudine e intimità? Tra riservatezza e condivisione di coppia?
Come entrare in relazione sottovoce, in punta di piedi, per preservare uno spazio che resti comunque della coppia e crearne un altro, di significazione, come possibilità altra di trasformare in parole ansie e paure proprie di un viaggio nelle terre dell’incertezza e dei dubbi?
Che significa che da un lato vuoi tenere tutto nascosto e dall’altro tante persone che non conosci ti guardano dentro? Dentro alle tue viscere…controllano tutto, i tuoi ovociti, il tuo sperma o il tuo utero, le tue tube, ti dicono quando sei pronta. Che significa essere pronti?
Non tutto si controlla, e poi è ancora il tuo corpo, ancora la natura, alla fine a decidere. E d’altronde che dono ti fa una coppia quando ti lascia entrare in una dimensione così intima? Se corpo e psiche sono connessi come credo che lo siano come fai a metterti a nudo e oltre e non avere paura?  Coppie che si affidano all’ equipe… fanno un movimento di fiducia e di rimando viene di proteggerle, accoglierle. La dimensione dell’accogliere è quella attorno alla quale tutto si muove in questi luoghi….prendere e lasciare andare…anche le speranze…prenderle ed essere pronti qualche volta a lasciarle andare, a mutarle se possibile…

E durante le attese si cercano. Le pazienti, le donne soprattutto, noi donne siamo brave a sostenerci a vicenda. Allora iniziano a farlo attraverso di me. Ho visto altre coppie ?Altre mamme? A loro come è andata? Spero tanto che vada bene anche alle altre…e poi finalmente insieme nella stanza di degenza dove le presento e iniziano a parlare. Si, perchè con gli altri non ci si può parlare. Poi ti stanno addosso con mille domande. Tra di loro invece sentono di potersi capire. E allora l’ idea. Fare degli incontri, uno la settimana dei monitoraggi, uno il giorno del pick up, uno il giorno del transfer e uno la settimana dopo prima del risultato delle beta -sia uomini che donne. Gruppi per coppie con problemi di fertilità che fanno ricorso alle tecniche di procreazione assistita. Per condividere ed elaborare le difficoltà, per uscire da quel senso di inadeguatezza che spesso li incastra in una spirale di rabbia e delusione, riattivando quelle risorse necessarie (individuali e di coppia) per uscire dalla dolorosa esperienza vissuta. Nel gruppo si può dare un nome alla sofferenza, esplorare e riconoscere le proprie emozioni, trasformare le esperienze da incomunicabili a comunicabili, da incondivisibili a condivisibili, conquistando una maggiore fluidità nelle relazioni. Offrire alle coppie un luogo ed un tempo per poter generare insieme delle modalità adattive coniugali all’infertilità fa sì che il “terzo” (il figlio non concepito) aiuti la coppia ad esplicitare la qualità del rapporto ed attivare il passaggio ad uno nuovo stadio vitale della relazione. Questo lavoro terapeutico può essere visto come un atto in cui i partner, che arrivano con una esperienza ed un vissuto di infertilità, sono attivati dal terapeuta a divenire “fecondi”, cioè a generare un “terzo” che può essere diverso a seconda dei bisogni e del livello maturativo della coppia.

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